Check-list TCF: tutta la documentazione necessaria
Nel lessico della cooperative compliance, chiedersi “quale documentazione serve” è naturale. Ma conviene chiarire subito un punto: nel Tax Control Framework (TCF) la documentazione non è un adempimento “a valle”. È ciò che rende il sistema dimostrabile, quindi credibile, manutenibile e – quando richiesto – certificabile.
Questo aspetto è oggi ancora più rilevante, perché il regime di adempimento collaborativo è destinato a riguardare una platea più ampia: la soglia dimensionale è fissata a 750 milioni dal 2024, 500 milioni dal 2026 e 100 milioni dal 2028.
Il perimetro: cosa deve “provare” la documentazione TCF
In termini pratici, la documentazione TCF deve consentire di ricostruire – senza salti logici – tre passaggi:
- dove nasce il rischio fiscale (processi, operazioni, eventi, scelte contabili);
- come è presidiato (ruoli, controlli chiave, escalation);
- con quali evidenze se ne dimostra l’efficacia (tracce operative, test, gestione delle anomalie).
Se questa catena è lineare, il TCF “tiene”. Se si spezza, aggiungere documenti raramente risolve: occorre riallineare governance, controlli ed evidenze.
1) Tax Compliance Model (TCM): la “regia” del sistema
Il Tax Compliance Model (TCM) è il documento di sistema: descrive l’architettura del presidio fiscale, chiarendo responsabilità, flussi informativi e modalità di gestione del rischio. Le linee guida su TCM e certificazione sono state approvate con provvedimento del 10 gennaio 2025 (con allegati operativi). (Agenzia Entrate)
Un TCM robusto, in ottica professionale, mette in chiaro:
- governance (chi decide, chi controlla, chi rendiconta);
- processo di tax risk management (identificazione, valutazione, trattamento, monitoraggio);
- integrazione con controllo interno e funzioni aziendali (Tax–AFC–Legal–Operations);
- manutenzione (aggiornamenti, versioning, gestione cambiamenti organizzativi e normativi).
2) Mappa rischi–controlli: dove il TCF diventa operativo
Se il TCM è la regia, la Mappa dei Rischi e dei Controlli Fiscali è lo strumento operativo: collega rischi, controlli e relative evidenze, con un’impostazione standardizzata dalle linee guida approvate nel 2025 (con specifico focus, tra gli allegati, anche sulla compilazione della mappa per il settore industriale). (Agenzia Entrate)
Il criterio di qualità non è la quantità di righe, ma la tracciabilità:
- rischio collegato a un processo (non a una categoria astratta);
- controllo chiave (owner, frequenza, modalità di esecuzione);
- evidenza identificabile e riproducibile.
3) Evidenze: la differenza tra “disegno” ed “efficacia operativa”
La parte più delicata – e spesso sottovalutata – riguarda le evidenze. Il punto non è solo dimostrare che un controllo “esiste”, ma che ha funzionato nel tempo.
Qui è utile una distinzione tipica dei sistemi di controllo:
- disegno: il controllo è adeguato rispetto al rischio;
- efficacia operativa: il controllo è stato eseguito correttamente e con continuità, e le anomalie sono state gestite.
Questo è anche il livello che più direttamente sostiene un percorso di certificazione. Il DM MEF 12 novembre 2024, n. 212 disciplina requisiti, compiti e adempimenti dei professionisti abilitati alla certificazione del sistema integrato di controllo del rischio fiscale. (Gazzetta Ufficiale)
4) Testing e remediation: come si mantiene “vivo” il TCF
Un TCF non è un progetto una tantum: è un sistema che richiede manutenzione, verifiche e correzioni. Sul piano normativo, il rafforzamento del modello passa anche dall’introduzione della certificazione del sistema (inserita nel quadro dell’adempimento collaborativo) e dall’aggancio alle linee guida aggiornabili nel tempo.
In concreto, questo significa avere un ciclo ordinato:
- piano test (criteri, campioni, frequenze);
- esiti e azioni correttive (remediation con responsabilità e scadenze);
- reporting al vertice (coerenza tra governance dichiarata e gestione effettiva).
Focus 2025: rischi fiscali derivanti dai principi contabili
Nel 2025 l’Agenzia ha aggiunto un tassello molto operativo: con provvedimento 7 agosto 2025, prot. 321934/2025, sono state approvate istruzioni specifiche per la mappatura e gestione dei rischi fiscali derivanti dai principi contabili applicati. (Agenzia Entrate)
Per molte imprese, questo si traduce in un rafforzamento strutturale del raccordo Tax–AFC, soprattutto nelle aree a maggiore discrezionalità contabile e nelle operazioni non ricorrenti.
In sintesi
Parlare di “documentazione necessaria” non significa produrre più carta. Significa costruire una catena logica e verificabile TCM → mappa rischi/controlli → evidenze → test/remediation. È questa coerenza che rende il TCF un presidio gestionale (prima ancora che “un requisito”) e che prepara l’azienda a interlocuzioni più solide e preventive. (Agenzia Entrate)
Daniele Di Teodoro
managing partner

