Funzione fiscale interna: come strutturarla (ruoli, processi, integrazioni)
Negli ultimi anni molte imprese si sono rese conto di una cosa semplice: la fiscalità non è più solo “adempimenti”. Tra normative in evoluzione, controlli più sofisticati, scambi informativi e crescente attenzione alla governance, avere una funzione fiscale interna ben strutturata significa ridurre rischi, migliorare la qualità del dato e prendere decisioni più consapevoli.
Cos’è la funzione fiscale interna (e perché serve)
La funzione fiscale interna è l’insieme di persone, procedure e strumenti che presidiano:
compliance fiscale (dichiarazioni, versamenti, scadenze, controlli)
tax accounting (imposte correnti e differite, chiusure periodiche)
supporto alle decisioni (contratti, investimenti, M&A, riorganizzazioni)
tax risk management (mappatura rischi, controlli, documentazione)
rapporto con consulenti esterni e con l’Amministrazione finanziaria
Quando ha senso strutturarla
Di solito la necessità diventa evidente quando:
il volume di adempimenti cresce (società multiple, estero, IVA complessa)
i processi interni non sono tracciati (dipendenza da singole persone)
aumentano i controlli e serve documentazione pronta
ci sono operazioni straordinarie (M&A, conferimenti, riorganizzazioni)
serve presidio su transfer pricing o tematiche cross-border
Obiettivi: cosa deve garantire una funzione fiscale efficace ed efficiente
Una buona funzione fiscale non è “più burocrazia”. È un motore che deve garantire 4 cose:
Conformità: scadenze rispettate, dichiarazioni coerenti, documentazione ordinata
Controllo: rischi mappati, presidi e verifiche interne, evidenze tracciate
Efficienza: meno attività manuali, dati affidabili, automazioni dove possibile
Supporto al business: risposte rapide e coerenti a vendite, acquisti, HR, finanza
Ruoli nella funzione fiscale interna: chi fa cosa
La struttura dipende da dimensione e complessità. Ma i ruoli “tipici” sono abbastanza ricorrenti.
1) Head of Tax / Responsabile Fiscale
È il riferimento della funzione. In genere:
definisce policy, priorità e governance fiscale
gestisce consulenti esterni e rapporti con verificatori
presidia i temi strategici (operazioni straordinarie, estero, transfer pricing)
valida le scelte fiscali rilevanti e coordina il tax risk management
Competenze chiave: visione d’insieme, capacità di governance, relazione con CFO/CEO, gestione del rischio.
2) Tax Specialist (Compliance e imposte dirette/IVA)
È il ruolo “operativo” che:
prepara/coordina dichiarativi e scadenze
supporta la contabilizzazione delle imposte
gestisce quesiti ricorrenti (fatturazione, reverse charge, ritenute, ecc.)
mantiene aggiornata la documentazione
3) Tax Accounting / Imposte in bilancio (spesso in collaborazione con Finance)
Serve quando la complessità cresce:
riconciliazioni e calcolo tax provision
imposte differite/anticipate
supporto alla chiusura mensile/trimestrale
4) Tax Governance & Controls (anche “ibrido” con Internal Audit/Compliance)
Ruolo sempre più importante:
mappa rischi fiscali
definisce controlli chiave (es. controlli IVA, quadrature)
tiene evidenze e “audit trail”
coordina remediation in caso di rilievi
5) Interfacce interne: CFO, Accounting, Legal, HR, Procurement, Sales
Anche se non “appartengono” alla funzione fiscale, sono fondamentali perché la fiscalità vive nei processi aziendali:
Accounting/Finance: dati contabili e reporting
Legal: contratti, governance, contenziosi
HR: payroll, trasferte, benefit, distacchi
Procurement/Sales: IVA, ritenute, contrattualistica commerciale
Suggerimento pratico: definire un RACI (Responsible/Accountable/Consulted/Informed) per i processi fiscali principali, consente di ridurre errori e “buchi” organizzativi.
Processi chiave: la “spina dorsale” della funzione fiscale
Per essere efficace, la funzione fiscale deve avere processi chiari e ripetibili. Questi sono i più importanti.
1) Calendario scadenze e compliance
scadenziario centralizzato (IVA, ritenute, dichiarazioni, CU, 770, ecc.)
responsabilità chiare (chi prepara, chi controlla, chi invia)
evidenze di controllo (checklist e approvazioni)
KPI utili: % scadenze rispettate, rilavorazioni, errori corretti post invio.
2) Gestione IVA (ciclo attivo e passivo)
Processo spesso “ad alto rischio”:
controlli su codici IVA e reverse charge
gestione note di credito/debito
quadrature registri e liquidazioni
gestione operazioni con l’estero (se presenti)
Output: procedure operative + controlli periodici.
3) Imposte dirette e tax provision
raccolta dati per IRES/IRAP (o imposte equivalenti)
riconciliazioni contabili-fiscali
calcolo imposte correnti e differite
supporto alle chiusure periodiche
Output: file di lavoro standard, note metodologiche, approvazioni.
4) Gestione interpelli, contenzioso e verifiche
Qui serve metodo:
registro richieste e posizioni aperte
repository documentale per evidenze
workflow di approvazione (chi firma cosa)
lezione appresa: aggiornamento processi dopo un rilievo
5) Tax risk management (mappa rischi + controlli)
È ciò che trasforma la funzione fiscale in presidio di governance:
identificazione rischi (IVA, ritenute, estero, bonus, transfer pricing…)
valutazione impatto/probabilità
definizione controlli e owner
test periodici e reportistica al management
Integrazioni: dove “si gioca” la qualità (persone + sistemi)
Se i processi sono la spina dorsale, le integrazioni sono il sistema nervoso. È qui che molte funzioni fiscali falliscono: non per competenza, ma per dati che arrivano tardi o sbagliati.
Integrazione con Amministrazione, Finanza e Controllo (AFC)
allineamento su piano dei conti e classificazioni
flussi chiusura mensile (tax provision)
riconciliazioni standard (IVA, ritenute, cespiti)
report periodici: rischi, scadenze, accantonamenti
Integrazione con Legal e Procurement/Sales
template contrattuali con clausole fiscali standard
check fiscale su contratti “sensibili” (estero, royalty, servizi, agenti)
corretta qualifica delle operazioni (servizi/beni, territorialità IVA)
Integrazione con HR (payroll e mobilità)
benefit, trasferte, distacchi, stock option (se presenti)
policy e controlli per ridurre errori ripetuti
Integrazione con i sistemi (ERP, e-invoicing, document management)
Se vuoi scalare, serve standardizzare:
codifiche IVA e anagrafiche (clienti/fornitori) con regole chiare
controlli automatici (es. alert su codici IVA incoerenti)
archiviazione documentale con ricerca e audit trail
dashboard scadenze e controlli (anche semplice, purché usata)
Modelli organizzativi: 3 esempi semplici (da PMI a gruppo)
Modello A — PMI (snello)
1 responsabile (anche part-time) + 1 referente operativo
consulente esterno per picchi e temi specialistici
Pro: rapido ed economico. Contro: rischio dipendenza persone.
Modello B — Mid-size / multi-società
Head of Tax + specialist compliance + supporto tax accounting
procedure standard e calendario controlli
Pro: controllo migliore. Contro: serve disciplina su processi.
Modello C — Gruppo / internazionale
team interno con competenze dedicate (IVA/DT, tax accounting, governance)
coordinamento con finance e local country managers
Pro: presidio forte. Contro: richiede strumenti e reporting.
Checklist operativa: come impostarla
Se vuoi un percorso semplice e concreto:
Mappa adempimenti e rischi principali (cosa, quando, dove nasce il dato)
Crea un RACI per 10 processi fiscali chiave
Definisci uno scadenziario unico con owner e backup
Standardizza 3 controlli ad alto impatto (IVA, ritenute, riconciliazioni)
Imposta una data room fiscale interna (repository ordinato)
Definisci KPI minimi (scadenze, rilavorazioni, rilievi, tempi risposta)
Formalizza il rapporto con consulenti esterni (SLA e perimetro)
Errori comuni da evitare (molto frequenti)
funzione fiscale “solo reattiva” (si rincorrono scadenze senza controlli)
assenza di responsabilità chiare (chi controlla davvero?)
dati non governati a monte (codici IVA/anagrafiche sporche)
documentazione dispersa (in caso di verifica, si perde tempo e credibilità)
eccessiva dipendenza da una persona chiave (rischio operativo)
FAQ: domande frequenti sulla funzione fiscale interna
Come capire se serve una funzione fiscale interna?
Se hai crescita, multi-società, estero, operazioni straordinarie o frequenti controlli/criticità, una funzione interna (anche piccola) aiuta a ridurre rischi e inefficienze.
Quante persone servono?
Dipende da complessità. Molte PMI partono con 1 responsabile + 1 referente operativo, affiancati da consulenti esterni per temi specialistici.
Meglio internalizzare o esternalizzare?
Spesso la soluzione migliore è ibrida: interno per governance, controlli e coordinamento; esterno per specialismi e picchi.
Qual è il primo processo da mettere sotto controllo?
Di frequente: IVA e correttezza dei flussi ciclo attivo/passivo, perché gli errori qui si moltiplicano velocemente.
Quali strumenti minimi servono?
Uno scadenziario unico, un repository documentale ordinato, procedure e checklist, più alcune riconciliazioni standard. L’ERP aiuta, ma senza regole e owner resta inefficace.
Conclusione
Strutturare una funzione fiscale interna significa costruire un presidio stabile su ruoli, processi e integrazioni. Anche una funzione piccola, se ben organizzata, può:
prevenire errori ripetitivi
gestire meglio verifiche e richieste
rendere la fiscalità un supporto alle decisioni (non un freno)
Daniele Di Teodoro
managing partner

