Masterfile e Local File: la documentazione TP come racconto verificabile
Nel transfer pricing, la documentazione non è un adempimento “a margine” della dichiarazione: è il punto in cui un gruppo rende leggibile, e quindi controllabile, il legame tra modello di business e risultati infragruppo. Per questo Masterfile e Local File funzionano solo se trattati come due livelli dello stesso discorso: uno spiega la logica del gruppo, l’altro dimostra come quella logica si manifesta nel Paese.
Lo schema nasce con l’impostazione BEPS Action 13: Master file, Local file e, quando dovuto, Country-by-Country Report. In Italia, ai fini della penalty protection, il perno operativo resta la combinazione tra Masterfile e Documentazione Nazionale (il “local file” in senso pratico). La differenza la fa meno la quantità di pagine e più la coerenza interna: ciò che il gruppo dichiara a livello “alto” deve trovare riscontro nella transazione locale, nei contratti, nei numeri.
Il Masterfile è la mappa: struttura del gruppo, catena del valore, intangibili, politiche finanziarie e di pricing, processi decisionali. È qui che si definisce chi crea valore, dove risiedono competenze e rischi, chi governa gli intangibili. Un Masterfile utile non è marketing; è un documento che consente a chi legge di capire perché, ad esempio, una società locale svolge funzioni routine e non strategiche, oppure perché sostiene certi costi e non altri.
Il Local file è la prova: elenca e qualifica le transazioni rilevanti della società italiana, ricostruisce l’analisi funzionale, seleziona il metodo, documenta l’analisi economica e riconcilia il perimetro TP con i dati contabili. Qui emergono le frizioni che più spesso generano contestazioni: etichette funzionali non allineate alla realtà (un “limited risk” che decide prezzi e sconti), servizi infragruppo senza evidenze di beneficio, royalty descritte come remunerazione di intangibili che non risultano gestiti secondo logiche coerenti, comparables replicati senza un razionale aggiornato.
Il punto critico è il raccordo. Un dossier può essere formalmente corretto e, allo stesso tempo, fragile: basta che Masterfile e Local file raccontino due versioni leggermente diverse dello stesso gruppo. La coerenza non è un tema redazionale; è un tema di governance: chi approva la policy, chi la esegue, come si traduce in margini, come si gestiscono gli aggiustamenti di fine anno, quali controlli interni garantiscono che contratti e operatività coincidano.
In questa prospettiva, Masterfile e Local file diventano anche uno strumento manageriale: obbligano a scrivere la “versione ufficiale” del modello operativo e a verificare se i numeri la confermano. Quando questo passaggio è continuo, la documentazione smette di essere un evento e diventa un presidio.
Daniele Di Teodoro
managing partner

