TCF vs compliance tradizionale: differenze, rischi e vantaggi
Tax Control Framework vs modelli di compliance tradizionali
Molte aziende ritengono di essere “a posto” perché rispettano le scadenze e hanno un buon gestionale. In realtà, questo approccio rientra nella compliance tradizionale, focalizzata sull’adempimento. Il Tax Control Framework, invece, è un modello basato su rischio, governance e processi strutturati.
Come funziona la compliance tradizionale
La compliance tradizionale si caratterizza per:
- focus sulle scadenze e sui dichiarativi;
- controlli spesso ex post, a valle delle operazioni;
- attività ridondanti e talvolta non documentate;
- responsabilità non sempre formalizzate;
- forte dipendenza dalle persone “chiave”.
È un modello che può funzionare fino a un certo livello di complessità, ma che diventa fragile quando l’azienda cresce o si internazionalizza.
Le caratteristiche del Tax Control Framework
Il TCF invece:
- parte da una mappatura dei rischi fiscali;
- prevede procedure e controlli formalizzati, preventivi e successivi;
- attribuisce ruoli e responsabilità in modo chiaro;
- integra processi fiscali con contabilità, controlling, legal, HR;
- si basa su reportistica e KPI di rischio fiscale.
È un modello che trasforma la funzione fiscale da esecutore di adempimenti a partner strategico della direzione.
Quale modello conviene adottare
Non si tratta di scegliere “uno o l’altro”, ma di:
- evolvere dalla compliance tradizionale verso un TCF;
- partire dalle aree più rischiose (IVA, TP, ritenute, bonus);
- introdurre gradualmente procedure, controlli e responsabilità.
Per gruppi con operazioni cross-border e intercompany, il TCF non è più un “nice to have”, ma un elemento chiave di sostenibilità fiscale di lungo periodo.
Daniele Di Teodoro
managing partner

